“Ordegno e posizion”, prova generale

On 27 febbraio 2015, in Orienteering, by Larry

Orienteering-Gaja-Ordegno-e-posizion

Manca una settimana a Lipica, così, dovendo interpretare il difficile ruolo di “quella che vaga per il bosco con una cartina in mano”, ho pensato di fare un po’ di prove di orienteering.

L’esito è stato in linea con le aspettative: un disastro totale.
Fossi il regista, mi sostituirei al volo con una sagoma di cartone, che di sicuro terrà la scena meglio di me.

La prova generale, però, è servita ad acquisire una grande lezione di vita:

Prima di tutto: ordegno e posizion Condividi il Tweet

“Ordegno e posizion” è la Regola, e va bene per tutto.

Le mie fonti me la danno come un’espressione mutuata dal mondo della nautica, particolarmente appropriata per i lavori e le manovre in barca a vela, per quanto sia palese che si presta molto bene ad allusioni sessuali (infatti “ordegno” è un false friend e non significa “ordigno”, bensì “attrezzo”).

Va bene anche per l’orienteering, perché, in fondo, tutto quello che ti serve, è una bussola e sapere dove sei.

Ho anche progettato un nuovo vessillo per la nostra giovane, ma rispettabile, società, che si ispira alla bandiera del Brasile, con cui condividiamo i colori e il prestigio sportivo. In esso, globo è rimpiazzato da una bussola e il motto, anziché il sarcastico ordem e progresso, diventa, per l’appunto

Ordegno e Posizion

 

E ora, dato che avete imparato bene la lezione, eccovi una bella cartina fresca della zona di Lipica su cui sbavare – o angosciarvi – fino a sabato

Carta orienteering Divaska jama (Lipica)

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I segnali dell’orienteering nel sangue

On 28 gennaio 2015, in Orienteering, by Larry

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Per chi fa orienteering è già tempo di riflessioni.

Si avvicina, infatti, l’attesa gara notturna di Venezia – ancora l’unica occasione possibile per correre nella romantica città lagunare per coloro che hanno un reddito familiare inferiore ai 60.000 euro all’anno, a meno che non ci si accontenti di correre senza cartina per conto proprio – e tutti quelli che vi parteciperanno sono alle prese con le tipiche preoccupazioni del pre-gara, analisi del proprio stato di forma, considerazioni sulla preparazione svolta o da svolgere… solite menate, insomma.

Io non faccio eccezione.

Non trovando motivo di soddisfazione nel mio stato di forma – mai così cattivo da quando conosco Zzi, e a nulla varrà invocare le attenuanti generiche – ho ritenuto utile cercare conforto nel pensiero positivo concentrandomi sull’aspetto tecnico della faccenda.

L’orienteering nel sangue

Perché – mi son detta – se sai fare una cosa, la sai fare, e ti viene anche se sei sottotono. Magari non bene come ti verrebbe in altre circostanze, ma ti viene.
Per dire: io gli strafalcioni su Azimut li vedo anche se non li cerco, anzi, per quanto stia attenta a non aprirlo e a guardare, al limite, solo le figure, il refuso mi salta agli occhi mio malgrado.
Quando una è portata per qualcosa, è portata.

Ho iniziato a far caso, allora, ai segnali del mio avere l’orientamento nel sangue, per captare gli indizi della mia inclinazione per la disciplina e imparare a fidarmi del mio istinto per l’orienteering.

 

Ecco i segnali più chiari che il mio istinto per l’orienteering mi ha mandato.

Task 1: andare a comprare il vino nella solita enoteca dopo essere usciti dalla solita macelleria, in una zona conosciuta della propria città di residenza.

Soluzione:

L'istinto per l'orienteering

 

Task 2: raggiungere Zzi davanti a un noto cinema non lontano da casa

Soluzione:

Quando si dice l'orienteering nel sangue

Magari io l’orienteering nel sangue ce l’avevo, ma l’hanno scambiato per vermi e me l’hanno tolto.

Oppure, più semplicemente

orientisti si nasce e io, evidentemente, non lo nacqui Condividi il Tweet
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La prima gara di orienteering del 2015

On 22 gennaio 2015, in Orienteering, by Larry

Orienteering-Gropada-2015-CIOC

[Immagine di repertorio, scelta perché ero “magra”]

 

Un inizio strepitoso

Dal punto di vista dell’orienteering, il 2015 stava iniziando nel migliore dei modi.

Tradizione vuole che la nostra giovane, ma rispettabile, società organizzi la prima tappa del CIOC (ingannevole nome di una vera e propria disgrazia: il Circuito Invernale di Orienteering sul Carso) la prima domenica di gennaio.

Quest’anno, poiché la prima domenica cadeva ancora in mezzo alle feste, la gara si è tenuta l’11 gennaio, cioè la domenica del weekend in cui Zzi e io avevamo stabilito di andare a Genova.

Poiché all’orienteering non scampi, Zzi aveva individuato quella data perché coincideva con la prima tappa di SeaO ai parchi di Nervi.
Sebbene fosse pur sempre orienteering, la prospettiva non era delle peggiori: la carta è bella, l’ambiente è ameno e per nulla ostile, il clima è solitamente più mite sulla Riviera ligure che in Carso.
Avevamo fatto la stessa gara lo scorso anno, in febbraio, godendo di una giornata calda e soleggiata, mentre il resto della nostra giovane, ma rispettabile, società moriva di freddo alla mercè del maltempo a Basovizza.

Poi, il miracolo.
La gara di SeaO è rimandata.
Ormai il viaggio è già stabilito, non possiamo nuovamente sconvolgere i piani a mia madre.
“No, amore, abbi pazienza, mancano solo due settimane, la mia povera mamma ha una vita, si deve organizzare: non possiamo andare e venire da casa sua come fosse un albergo. Anch’io vorrei andare a Genova in concomitanza con qualche gara, ma purtroppo sarà per un’altra volta, ormai è tutto pronto per il nostro arrivo, non possiamo rimandare”.

Ricordo distintamente di avere avuto la faccia da culo da dire una cosa del genere a Zzi.

Approfitto per ringraziare pubblicamente gli amici dell’Arco di Carta che hanno rimandato la gara.

Loro sì che mi vogliono bene.

 

Un contrappasso micidiale

cioc-02

 

… ma, come dicevo, all’orienteering non scampi.

Sabato 17 gennaio, neanche una settimana dopo la massacrante prima tappa di CIOC, svoltasi nel tradizionale clima ostile con aggiunta di beffarda nebbia calata sul campo gara per aggiungere un po’ di difficoltà alla già abbastanza tecnica carta di Gropada, Zzi mi porta a provare il percorso.

Facciamo il lungo.

 

Orienteering-Gropada-CIOC-2015

 

Abbiamo posteggiato ai campi del Gaja a Padriciano e abbiamo fatto una corsetta di riscaldamento fino a Gropada, per prendere le carte dalle mani della Costruttiva Consorte, che giustamente ci guardava come si guardano due imbecilli destinati all’estinzione, essendo il tempo in rapido peggioramento.

Dal circolo Skala (partenza della gara), ho azionato il mio sofisticato GPS e abbiamo iniziato la simulazione di gara.

Io ho fatto le tratte dispari, Zzi ha fatto le tratte pari, passandoci la bussola fra una e l’altra perché anche lui l’aveva persa (salvo ritrovarla in giornata).

Dalla quarta lanterna in poi, non prendo più la bussola, e vado paurosamente meglio. Condividi il Tweet

Rifletteremo a lungo su questo.

A un certo punto mi incasino e faccio tutto io, perché non distinguo più i numeri pari da quelli dispari, poi per la 16 passerò di nuovo il timone a Zzi perché non vedo una fava.

Intanto, dalla tre in poi piove come solo alle vere gare di orienteering; più freddo di così l’ho preso solo a Barricata nel 2014 e a Campo Delta nel 2012.
Zzi maschera bene il panico quando mi lamento perché ho gli occhiali appannati, mentre sto portando le lenti a contatto.

Questa è la carta con il fantastico percorso del nostro Previdente Presidente e le nostre astutissime scelte, che – soprattutto grazie alla mia eccezionale forma fisica e indicibile agilità – ci hanno riportati alla macchina in sole due ore, trentatré minuti e sei secondi.

Gropada-Orienteering-2015-lungoGPS

E, se il buongiorno si vede dal mattino, credo sia opportuno che torni quanto prima a chiudermi nel cesso ancora per qualche lustro.

 

San-Servolo-Socerb-1

Conoscete tutti la storia: Zeus, divino puttaniere, aveva deciso di farsi Io, anche se stavolta non era colpa sua, perché era sotto gli effetti psicotropi di un intruglio di Iunce.
Siccome sua moglie ne aveva le palle piene delle sue scappatelle, Zeus doveva essere molto scaltro quando andava a trovare le sue concubine e assumeva, perciò, innumerevoli sembianza. Per Io aveva scelto il costume da nuvola.

Era, però, non era tanto fessa (infatti, già che c’era, per non saper né leggere né scrivere, ha trasformato Iunce in uccello, così impara a far bere filtri d’amore ai mariti delle altre), così Zeus ha dovuto nascondere la sua amata.
E cosa fa l’arguto padre degli dei dell’Olimpo (dal cui cranio nacque nientemeno la sapiente Atena) per nascondere una ragazza? La piazza su una delle numerosissime cazzo di isolacce della Grecia? No (forse timoroso dei pescatori).
La cela in una grotta, in uno dei bucolici boschi cantati dai poeti? Nemmeno.
La trasforma in giumenta, ecco cosa fa.
E certo. Chi non avrebbe fatto lo stesso? Ha per le mani una giovane sacerdotessa e la tramuta in una mucca, che genialata, vero? Chissà l’entusiasmo di Io quando si è ritrovata nel suo nuovo corpo, non avrà avuto parole per ringraziare l’amante.

Il piano, oltretutto, è andato in vacca – per restare in tema – in men che non si dica, perché Era se n’è accorta subito e ha mandata un tafano a pungolare continuamente l’incolpevole giovenca, che è fuggita, inseguita dall’insetto, scappando dappertutto, per tutta l’Europa e l’Asia Minore; poi si è fermata, perché ai Greci non risultavano molte altre terre.

Durante uno dei formidabili allenamenti organizzati da Zzi, con la scusa di andare a correre insieme ai membri della nostra giovane, ma rispettabile società, dei quali sono quasi sempre vittima solo io, ho esperito il tormento della sventurata fanciulla.

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Non solo Zzi mi iscrive contro il mio volere alle gare di orienteering, ma ha la perniciosa tendenza a portarmi a correre.

“Correre”, ne convengo, è una parola grossa: correttamente definiremmo ciò che faccio in quelle occasioni “affannarsi malvestiti procedendo scompostamente“, come i dati di attackpoint (a lato) ci rivelano.

Qualche settimana fa, ad esempio, siamo andati con il Previdente Presidente a Basovizza.
Il Presidente è anche molto Paziente, perché anche se lui copre in un passo la distanza che io impiego svariati minuti e “falcate” per percorrere, è rimasto con noi, anziché fare il giro cinque volte per far passare il tempo.

Monte-Gaja

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