Venezia 11 novembre 2012 – WA

On 21 novembre 2012, in Orienteering, by Larry


La prima parte del tracciato illustrato potrebbe non corrispondere con esattezza al percorso realmente effettuato, perché l’ho in buona parte rimosso subito dopo averlo percorso. Ricordo distintamente di essere passata in alcuni punti, in base ai quali ho ricostruito il tragitto compiuto, ma non sarei disposta a giurare in tribunale sulla veridicità del disegno.

La scelta dalla partenza alla prima lanterna, però, mi sembra condivisibile e spero tanto di averla fatta veramente. Ricordo un sottoportego, quindi confido che sia così; tutt’ora mi domando se non fosse più breve passare da sopra (ma mi guardo bene dal misurarlo e togliermi il dubbio).
Il tragitto dalla 1 alla 2, invece, è abbastanza drammatico da essere veritiero; l’unico dubbio che ho è che l’illuminazione potrebbe essermi venuta ancora più tardi. La tratta seguente, invece, è l’unica pulita che faccio, credo.

Ringalluzzita, vado lunga al bivio successivo, esclamando quello che è il quarto “Belin” di una serie iniziata subito dopo lo start e destinata ad allungarsi durante la gara. I punti in cui ho detto “Belin” sono segnati in carta con delle gialle. Quando non sono in corrispondenza di un errore macroscopico, significa che avevo l’acqua al mento.

Torno rapidamente (si fa per dire) in carreggiata e mi propongo di recuperare correndo nella strada larga, proposta bocciata dal livello dell’acqua e dall’eccessivo numero di presenti non coinvolti nel MOV.  Di fatto è un bene, perché non è che i miei polmoni avrebbero approvato.

Dopo il ponte, svolto a destra, e c’è ancora acqua (non che non me l’aspettassi, essendo lungo il canale). Il punto A è quello in cui mi sono imbattuta nell’olgettina che ho poi reso immortale sulle colonne di Larrycette. Qui il “Belin” era motivato sia dall’acqua che dalla riflessione sulla vacuità di certe vite.
Da questo punto in poi ho ricordi piuttosto nitidi.

Mi pare di fare una scelta acutissima prendendo la quarta lanterna di sorpresa alle spalle, perché dal disegno non capisco bene in quale androna si trovi, così la soluzione migliore mi pare sia ripassarle tutte, tirando bene le orecchie.  Siccome la trovo subito, esco tutta pimpante dal punto e non capisco come sono girata, ma poiché vedo che intorno a me è pieno di muri, penso che più di tanto non mi posso allontanare e decido di non fermarmi a riposizionarmi; in questo modo, come prevedibile, allungo la strada il più possibile (belin!).

Quando esco dal canale che in carta si presenta come una strada, ma che ha la portata d’acqua del Bisagno, trovo la strada sbarrata da un muro di gente (belin!). C’è una buzzica con i capelli nero-seppia stirati e l’eye liner fino alle orecchie che mi mi guarda come se fossi un alieno. Io la guardo con la faccia di quella che “adesso mi vedi così perché sto giocando, ma pensa che tu sei così sempre, mentre io tra neanche due ore starò già migliorando”, e me ne vado con l’arroganza di quella che sì, ha le unghie verdi, ma almeno sono fatte di cheratina e sono commestibili.

Faccio il ponte della stazione come se camminassi sulle uova, perché ho il terrore di scivolare, dopo di che percorro l’unica strada che c’è e arrivo alle quinta lanterna senza particolari traumi.
Compio il tragitto fino alla sesta lanterna al passo, un po’ perché tanto non ho il fiato per correre, un po’ perché sento che se sbaglio un angolo sono fottuta, quindi decido di fare meno strada possibile, e farla giusta. Probabilmente c’era una scelta migliore di quella che ho fatto, ma io sono ancora qua che la cerco.

Segue la tratta Rocco Siffredi (belin!), che mi accorgo che stavo aspettando. Sono contenta che capiti all’inizio della gara: già così non indovinerò il bivio giusto neanche per sbaglio, figuriamoci cosa sarei capace di fare se fossi addirittura più stanca.
Durante questa traversata sono protagonista di un caso che ha del paranormale. In prossimità di una strettoia, infatti, il figlio adolescente di una coppia di turisti si accorge del mio arrivo (fatto curioso, giacché non ansimo per niente e i miei passi calcano lievi ed elastici il suolo veneziano) e avvisa i genitori, i quali si scansano subito per farmi passare (belin!). È chiaro che sono vittima di un’allucinazione, ma sul momento mi sento in dovere di dar loro un minimo di soddisfazione e corro al massimo della mia velocità e disinvoltura, ragion per cui manco il ponte e devo tornare un pezzetto indietro (belin!).

Per andare dalla 7 alla 8 mi pare che sia molto da orientisti passare per i giardinetti, giusto per essere sicuri di imbrattarsi un po’ di fango, casomai quello del giorno prima non fosse bastato. Peccato che non ci fossero rovi, altrimenti ci avrei fatto volentieri un giro dentro.

Sulla lanterna numero 8 mi sto ancora interrogando: perché sarà stata messa lì? Qual era la scelta giusta? Se era la mia, era banale; se non era la mia, da dove bisognava passare?
Forse era lì in funzione della successiva, per obbligare a  fare un determinato tragitto per raggiungere la successiva… anche questa ipotesi non mi convince, perché bisogna in ogni caso andare a prendere il ponte dell’Accademia. C’è sicuramente qualcosa che mi sfugge.

Dal ponte alla nona lanterna non c’è molto da scegliere, mentre non sono sicura di aver fatto la strada più corta per arrivare alla decima. Lì, mi infilo un po’ in tutti i canti che trovo, metto a repentaglio la mia vita dando una pacca sul culo a Madame K, che stava per rispondere con un anatema, e riparto al trotto verso le lanterne seguenti, vincendo la palma di scelta più idiota per raggiungere la tredicesima.

L’ultimo errore a me noto è quello per andare alla lanterna 17, che approccio dal secondo vicolo, pensando che fosse sull’angolo ad esso più prossimo, mentre avrei fatto prima passando dal caruggio più a nord; nel mezzo, certamente una serie di errori più gravi dei quali ancora non mi sono avveduta.

Dalla 17 scendo sulla riva e porto i miei culi il più rapidamente possibile alla Cento.
Dato il forte Scirocco, non c’è l’arco dell’arrivo, non c’è nessuno che guarda gli atleti tagliare il traguardo, non c’è nessuno che ne annuncia l’approssimarsi al traguardo e gli atleti tagliano il traguardo senza clamore. E io sono, per la prima volta, perfettamente a mio agio.


 

 

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Palmanova 10.11.2012

On 18 novembre 2012, in Orienteering, by admin

Non pensavo ci si potesse infangare e graffiare tanto in una prova in centro storico.

Percorsi noiosetti un po’ per tutte le categorie.

Io faccio una stronzata andando alla 3, poi alla 12 perdo un bel po’ di tempo a guardarla dal basso cercando di capire come raggiungerla senza volare di sotto.

In partenza non vogliono farmi partire perché mi dicono che non sono inserito nelle loro liste di partenza (?). Slitto a fine griglia (per fortuna pochi minuti dopo) ma intanto le possibilità di prendere il treno per Venezia si allontanano.

All’ arrivo non mi vogliono togliere i minuti in più perchè vengo accusato di essermi presentato in ritardo alla partenza. Non la prendo benissimo.

Una cosa curiosa è l’equidistanza che in carta è segnata a 5 metri mentre nel comunicato gara a 2,5 metri.

Mah!

Era meglio andar a Venezia direttamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Muggia 03.11.2012

On 7 novembre 2012, in Orienteering, by admin

 

Da Friuli Venezia Giulia

 

Bella promozionale in centro a Muggia. Percorso veloce e divertente. Peccato il  pranzo pesante pre-gara, in salita mi è quasi stato fatale. Eccetto un errore alla 11 direi ottima garetta.

 

 

 

 

Campo Delta 01.11.2012

On 7 novembre 2012, in Orienteering, by admin

 

Da Friuli Venezia Giulia

 

Staffetta interregionale FVG, Veneto e Trentino nonché ultima prova del Campionato di Società 2012.

Giornata semplicemente di merda: tanta pioggia e fango. Per fortuna mia non mi sono portato le scarpe da pattinaggio della sportiva altrimenti facevo un altro volo stile Faedis.

La pioggia con gli occhiali non aiuta, ancora adesso non capisco come sono andato tanto storto alla seconda lanterna.

Alla fine abbiamo mantenuto il secondo posto regionale che era l’obiettivo di giornata.

 

 

 

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Faedis 21.10.2012

On 2 novembre 2012, in Orienteering, by admin

 

Da Friuli Venezia Giulia

 

L’ unica cosa positiva di questa gara, dichiarata sprint, è che non mi sono rotto la spalla nella caduta.