Podgrad 16.04.2017 MB

On 27 aprile 2017, in Orienteering, by admin

Podgrad 16.04.2017 MB GPS

 

Dopo il diluvio oggi non piove.

Per cominciare bene sbaglio subito la prima lanterna dove prendo il sentiero sbagliato, per il resto lento come al solito ma non mi lamento.

 

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Hrušica 15.04.2017 MB

On 21 aprile 2017, in Orienteering, by admin

Orienteering Easter4

Bella gara di ori-nuoto nei boschi del carso sloveno.

Occhiali e diluvio non vanno molto d’accordo.

 

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Koper 14.04.2017 MB

On 17 aprile 2017, in Orienteering, by admin

Primo giorno della Easter 2017.

Bella sprint veloce anche se poco tecnica.
Gara divertente con sosta obbligatoria da Hoppiness.

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Lipica Open 2017 W35

On 21 marzo 2017, in Orienteering, by Larry

“Dev’esserci un errore nel titolo” – diranno subito i miei Piccoli Lettori.
“A forza di cagare il cazzo alla gente sulla scrittura, ha finalmente scritto una cazzata”.

Eh no, carini!
Cazzate ne scrivo tante, e tante ne scriverò, ma nel titolo volevo proprio scrivere “Lipica Open 2017 W35“.
“Ah, adesso ci racconta la gara di orienteering che ha fatto una sua amica, mentre lei si ingozzava di biscotti senza scendere dalla macchina” – diranno allora i miei Piccoli Lettori.

Piccoli Lettori, lasciatevelo dire, avete già scassato!
Ho fatto due gare di Lipica Open in w35, che di per sé è una vittoria morale per il coraggio.
La cosa clamorosa è che le ho anche finite. Per ultima, ça va sans dire, ma le ho finite. Il che, per me, è come averle vinte.

Ora che mi sono sputtanata la bomba alla Maurizio Mosca nelle prime centocinquanta parole e già non so più con quali elementi di suspense trattenervi su queste pagine, procedo – per la gioia dei più morbosi – col racconto della due giorni.

Che sarà una Lipica Open atipica si capisce dal mattino di sabato 11 marzo: su Trieste e il vicino Carso splende un sole abbagliante. Mentre la Zzi-mobile sfreccia sicura su Strada Nuova per Opicina in direzione Povir, e noi godiamo di un panorama celestiale che abbraccia Grado,  Monfalcone, Trieste, Muggia, Pirano e a momenti Dubrovnik, si fa largo il rischio che la gara venga rimandata per beltempo.

Perché, si sa,

le gare di orienteering non sono gare di orienteering se non c'è almeno mezzo metro di fango Condividi il Tweet

che ti leva le scarpe o una pioggia battente a temperatura artica che ti fa pensare che non sarai mai più asciutto in vita tua [cit.], ma preferibilmente entrambe le cose. Eccezionalmente, e solo in posti molto esotici come Barricata di Grigno, si concedono neve e grandine.

A Povir sono già stata due volte. La prima non sono scesa dalla macchina: c’era una nebbia che non vedevo il muso dell’auto e Zzi e il Geometra Giallo hanno faticato a trovare la partenza perché non si vedevano le fettucce. La seconda ero già un’ori-star, così son dovuta scendere dalla macchina per firmare autografi, ma non mi sono allontanata dal parcheggio.

Quest’anno gli sponsor si sono impegnati di più e hanno ottenuto che partecipassi alla gara.

Nonostante il mio corpo sia sempre quello dei miei 21 anni (leggasi: negli ultimi 15 anni non sono dimagrita e sembro sempre una cinquantenne polinesiana), mi iscrivo in W35.
Tre anni fa ho rischiato di arrivare fuori tempo massimo in WC, e ora mi iscrivo in W35.

Che cosa è cambiato in questi tre anni?
Mi sono allenata?
Noooo!
Ho imparato a leggere le curve di livello?
Noooo!
Ho almeno imparato a tenere la carta dritta e il segno sulla carta?
Macché!

Alla fine del 2016 sono diventata un’atleta slovena.
Va bene, “atleta” è una parola grossa, ma sono tesserata con la federazione slovena, il che mi rende automaticamente il 15% più forte del giorno prima.
Il solo fatto che la mia relazione con l’orienteering non venga funestata da gente che scrive Oringhen e che non fa scempio della sintassi anche quando fa la lista della spesa (o lo fa e io non lo capisco, perché non parlo lo sloveno) mi è di enorme aiuto nell’approccio alla disciplina.

Nel fulgido mattino dell’11 marzo, appena dopo le undici, mi staglio fiera sul prato di Povir e parto per la mia prima gara in W35. Nel bosco. Alla Lipica Open. Sono un’eroina.
Dopo cinque minuti di riscaldamento in direzione dello start, torno a rotta di collo sui miei passi perché noto solo al quinto controllo dell’equipaggiamento che ho dimenticato i guanti da glamour giardiniere che mi donò la Fantastica Farmacista, senza i quali sono spacciata.

Nel fulgido mattino dell’11 marzo, troppo dopo le undici, arranco sfinita sul sentiero di Povir e arrivo tardi alla partenza della mia prima gara in W35. Nel bosco. Alla Lipica Open. Sono una malata di mente.

La gara del sabato va così così, alterno sagge scelte conservative che mi portano sul punto lentamente, ma abbastanza precisamente, ad ardite soluzioni da orientista consumata che per poco non fanno sì che l’unica cosa consumata, nella fattispecie, sia la mia carogna, spolpata dagli avvoltoi.

L’indomani, non mi fregano.
Mi dirigo alla partenza con un po’ più di anticipo e, al contempo, di calma, così posso arrivare ai cancelli per tempo e senza affanno.
Dopo dieci minuti di cammino mi accorgo che non ho il GPS.
Ritorno a rotta di collo sui miei passi, disperato ravanamento dello zaino alla ricerca del GPS (che naturalmente è nel primo posto dove guardi, ma la prima volta non lo vedi, così fai comunque il giro completo una volta) e tragitto verso lo start con la lingua che sembra una cravatta, come da copione.

L’enhancement della giornata è la fascetta per tenere i capelli che ho sfacciatamente inculato a Brontolo (già intrisa del sudore di Brontolo), perché dopo la gara di sabato mi sono lavata i capelli e ora ho un ciuffo emo su metà faccia che – per carità – a prima vista mi toglie vent’anni, ma se lo porto in gara mi toglie la vita.

Anche questa gara va così così, con altalenanti esiti fisici e tecnici.
C’avrei da ridire sulla scelta di mettere la lanterna 59 in un pertugio indicato in carta come dolina nel bianco e che nella realtà è una buca nel verde, ma sono diventata una W35 slovena, mica un M60 italiano, non posso cagare il cazzo continuamente.

Clamoroso al Cibali, split alla mano faccio la prima tratta in qualche secondo meno della Freccia Rossa – che ha dichiarato di essersi persa e fermata a lungo, perché ha fatto l’azimut anziché il giro da Basovizza sul sentiero – e l’ultima (intendo solo lo sprint – ndr) nel suo stesso tempo.
Io, per me, ho vinto le olimpiadi.

Penso che le gare fossero belle, ma io non le ho vissute come credo fosse previsto perché le ho giocate come WC, senza praticamente mai uscire dai sentieri e scostarmi dai muretti, quindi le ho trovate abbastanza facili e decisamente non fisiche.
Invece, la M35, in confronto, era lo sbarco in Normandia.

Ora che a Lipica – tre anni dopo aver preso (nel senso di rubato) una medaglia – ho ottenuto questi risultati strabilianti, vado con fiducia a fare la WB all’Easter Four, sicuro che combino un casino!

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Venezia 28.01.2017 Nero

On 12 febbraio 2017, in Orienteering, by admin

VeNotte 2017

Si ricomincia! Gara lunghissima 6.900 metri teorici.

Bellissimo il nuovo ritrovo. Cena post gara al Mastro Birraio a Trieste.

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