Lipica Open 2017 W35

On 21 marzo 2017, in Orienteering, by Larry

“Dev’esserci un errore nel titolo” – diranno subito i miei Piccoli Lettori.
“A forza di cagare il cazzo alla gente sulla scrittura, ha finalmente scritto una cazzata”.

Eh no, carini!
Cazzate ne scrivo tante, e tante ne scriverò, ma nel titolo volevo proprio scrivere “Lipica Open 2017 W35“.
“Ah, adesso ci racconta la gara di orienteering che ha fatto una sua amica, mentre lei si ingozzava di biscotti senza scendere dalla macchina” – diranno allora i miei Piccoli Lettori.

Piccoli Lettori, lasciatevelo dire, avete già scassato!
Ho fatto due gare di Lipica Open in w35, che di per sé è una vittoria morale per il coraggio.
La cosa clamorosa è che le ho anche finite. Per ultima, ça va sans dire, ma le ho finite. Il che, per me, è come averle vinte.

Ora che mi sono sputtanata la bomba alla Maurizio Mosca nelle prime centocinquanta parole e già non so più con quali elementi di suspense trattenervi su queste pagine, procedo – per la gioia dei più morbosi – col racconto della due giorni.

Che sarà una Lipica Open atipica si capisce dal mattino di sabato 11 marzo: su Trieste e il vicino Carso splende un sole abbagliante. Mentre la Zzi-mobile sfreccia sicura su Strada Nuova per Opicina in direzione Povir, e noi godiamo di un panorama celestiale che abbraccia Grado,  Monfalcone, Trieste, Muggia, Pirano e a momenti Dubrovnik, si fa largo il rischio che la gara venga rimandata per beltempo.

Perché, si sa,

le gare di orienteering non sono gare di orienteering se non c'è almeno mezzo metro di fango Condividi il Tweet

che ti leva le scarpe o una pioggia battente a temperatura artica che ti fa pensare che non sarai mai più asciutto in vita tua [cit.], ma preferibilmente entrambe le cose. Eccezionalmente, e solo in posti molto esotici come Barricata di Grigno, si concedono neve e grandine.

A Povir sono già stata due volte. La prima non sono scesa dalla macchina: c’era una nebbia che non vedevo il muso dell’auto e Zzi e il Geometra Giallo hanno faticato a trovare la partenza perché non si vedevano le fettucce. La seconda ero già un’ori-star, così son dovuta scendere dalla macchina per firmare autografi, ma non mi sono allontanata dal parcheggio.

Quest’anno gli sponsor si sono impegnati di più e hanno ottenuto che partecipassi alla gara.

Nonostante il mio corpo sia sempre quello dei miei 21 anni (leggasi: negli ultimi 15 anni non sono dimagrita e sembro sempre una cinquantenne polinesiana), mi iscrivo in W35.
Tre anni fa ho rischiato di arrivare fuori tempo massimo in WC, e ora mi iscrivo in W35.

Che cosa è cambiato in questi tre anni?
Mi sono allenata?
Noooo!
Ho imparato a leggere le curve di livello?
Noooo!
Ho almeno imparato a tenere la carta dritta e il segno sulla carta?
Macché!

Alla fine del 2016 sono diventata un’atleta slovena.
Va bene, “atleta” è una parola grossa, ma sono tesserata con la federazione slovena, il che mi rende automaticamente il 15% più forte del giorno prima.
Il solo fatto che la mia relazione con l’orienteering non venga funestata da gente che scrive Oringhen e che non fa scempio della sintassi anche quando fa la lista della spesa (o lo fa e io non lo capisco, perché non parlo lo sloveno) mi è di enorme aiuto nell’approccio alla disciplina.

Nel fulgido mattino dell’11 marzo, appena dopo le undici, mi staglio fiera sul prato di Povir e parto per la mia prima gara in W35. Nel bosco. Alla Lipica Open. Sono un’eroina.
Dopo cinque minuti di riscaldamento in direzione dello start, torno a rotta di collo sui miei passi perché noto solo al quinto controllo dell’equipaggiamento che ho dimenticato i guanti da glamour giardiniere che mi donò la Fantastica Farmacista, senza i quali sono spacciata.

Nel fulgido mattino dell’11 marzo, troppo dopo le undici, arranco sfinita sul sentiero di Povir e arrivo tardi alla partenza della mia prima gara in W35. Nel bosco. Alla Lipica Open. Sono una malata di mente.

La gara del sabato va così così, alterno sagge scelte conservative che mi portano sul punto lentamente, ma abbastanza precisamente, ad ardite soluzioni da orientista consumata che per poco non fanno sì che l’unica cosa consumata, nella fattispecie, sia la mia carogna, spolpata dagli avvoltoi.

L’indomani, non mi fregano.
Mi dirigo alla partenza con un po’ più di anticipo e, al contempo, di calma, così posso arrivare ai cancelli per tempo e senza affanno.
Dopo dieci minuti di cammino mi accorgo che non ho il GPS.
Ritorno a rotta di collo sui miei passi, disperato ravanamento dello zaino alla ricerca del GPS (che naturalmente è nel primo posto dove guardi, ma la prima volta non lo vedi, così fai comunque il giro completo una volta) e tragitto verso lo start con la lingua che sembra una cravatta, come da copione.

L’enhancement della giornata è la fascetta per tenere i capelli che ho sfacciatamente inculato a Brontolo (già intrisa del sudore di Brontolo), perché dopo la gara di sabato mi sono lavata i capelli e ora ho un ciuffo emo su metà faccia che – per carità – a prima vista mi toglie vent’anni, ma se lo porto in gara mi toglie la vita.

Anche questa gara va così così, con altalenanti esiti fisici e tecnici.
C’avrei da ridire sulla scelta di mettere la lanterna 59 in un pertugio indicato in carta come dolina nel bianco e che nella realtà è una buca nel verde, ma sono diventata una W35 slovena, mica un M60 italiano, non posso cagare il cazzo continuamente.

Clamoroso al Cibali, split alla mano faccio la prima tratta in qualche secondo meno della Freccia Rossa – che ha dichiarato di essersi persa e fermata a lungo, perché ha fatto l’azimut anziché il giro da Basovizza sul sentiero – e l’ultima (intendo solo lo sprint – ndr) nel suo stesso tempo.
Io, per me, ho vinto le olimpiadi.

Penso che le gare fossero belle, ma io non le ho vissute come credo fosse previsto perché le ho giocate come WC, senza praticamente mai uscire dai sentieri e scostarmi dai muretti, quindi le ho trovate abbastanza facili e decisamente non fisiche.
Invece, la M35, in confronto, era lo sbarco in Normandia.

Ora che a Lipica – tre anni dopo aver preso (nel senso di rubato) una medaglia – ho ottenuto questi risultati strabilianti, vado con fiducia a fare la WB all’Easter Four, sicuro che combino un casino!

Tagged with:
 

Veliki Dol 13.03.2016 M35

On 22 marzo 2016, in Orienteering, by admin
Da Slovenia

Gara long della Lipica Open 2016, notare la prima tratta.

Interessante quante volte sono riuscito a girar la carta in una sola gara.

Jota leggermente meno fissa del giorno precedente ma sempre buona.

 

 

Tagged with:
 

Dobravlje 12.03.2016 M35

On 19 marzo 2016, in Orienteering, by admin
Da Slovenia

Prima gara della Lipica Open 2016. Posto e carta molto belli.

Praticamente non sbaglio, ottima la jota a fine gara.

 

Tagged with:
 

Carta da orienteering di Dutovlje (Lipica Open 2015)

L’ultimo giorno di Lipica Open è per pochi, irriducibili intimi.

Sul prato del ritrovo ci sono più cessi che atleti, ma nonostante questo la nostra bandiera garrisce garrula, facendo svettare nell’aere il logo di Larrycette… quello che sto meditando di cambiare e che sto rielaborando da almeno due mesi, così, qualsiasi cosa io decida di fare, alla fine il mio design o il vessillo sarà obsoleto.

Le carte come queste sono quelle su cui vado meglio meno peggio, essendo esse l’equivalente orientistico dei cruciverba facilitati… ma che dico? Sono i “Che cosa apparirà?” dell’orienteering! Esse, infatti:

  • sono piene di sentieri, generalmente ulteriormente evidenziati da muretti;
  • sono piene pure di muretti, che per me sono le “best linea di conduzione evah”, pure better dei sentieri, a differenza dei quali non si inerbano nel giro di una stagione e non si formano al passaggio di quattro cinghialotti;
  • sono piene anche di doline, che sono forme del terreno ben riconoscibili, spesso visibili da distante, chiaramente distinguibili per sagoma, vegetazione e dettagli vari;
  • non presentano dislivelli marcati, tanto che perfino io riesco, se non è piovuto, a percorrere le brevi e dolci discese
  • sono discretamente antropizzate: c’è sempre un campo coltivato, una torretta di caccia, una baracca degli attrezzi, un appezzamento circondato da filo spinato, un rudere o un oggetto notevole di qualsiasi natura che va in soccorso agli orientisti smarriti
  • presentano una vegetazione varia, se non addirittura amichevole, che può fornire ulteriori indizi sulla propria posizione, e che di certo è meglio delle carte italiane, che generalmente sono tutte bianche a righe marroni (vicine vicine)

Data la situazione tutta a mio vantaggio, mi devo impegnare parecchio per sbagliare, ma essendo molto portata, ci riesco comunque.

La gara

Prima tranche della gara di orienteering a Dutovljie dell'11 marzo 2015 (V tappa Lipica Open)

Per chi lo stesse cercando, il triangolo è nell’angolo in alto a sinistra dell’immagine.

Io, che non avevo l’immagine ingrandita e qualcuno che mi desse indizi su dove cercare, ho impiegato parecchio a individuarlo.

La stampa del tracciato è realizzata in una nuova sfumatura, che non è magenta puro, bensì una specie di fucsia, un colore che vira leggermente verso il viola grazie a una piccola percentuale di blu, che lo rende meglio distinguibile dai daltonici.

La maggioranza che vede i colori è fottuta, ma i pochi daltonici – che finora avevano disputato parecchie gare di orienteering senza grossi ostacoli, avendole anche vinte – se la godono alla grande.
Siccome io sono scema, pensavo che, in uno sport in cui si parte pochi per volta, a un orario preciso al minuto e previa verifica dell’identità come neanche agli esami universitari, sarebbe bastato stampare le carte diverse per i daltonici e consegnarle loro alla partenza, ma quelli che se ne intendono hanno invece capito che era più bello cambiare la stampa per tutti.

Meglio così, per certi versi: stampare carte diverse aumenterebbe le probabilità di sbagliarle, e non vorrei che il primato dello Speaker venisse insidiato.

… quindi, tornando a noi, io alla tre vado nella vicina dolina, perché ci vedo così bene che prendo la curva di livello per il cerchietto intorno al punto e penso che la lanterna sia là.
Ci metto parecchio a capire l’errore, perché il terreno batte perfettamente con la carta – per forza: sono davvero dove penso di essere, per la seconda o terza volta nella mia carriera – e non mi spiego perché non ci siano né la lanterna né orientisti che la cercano, così vago un po’ in giro a caso per vedere se trovo qualche particolare illuminante… che so… Zzi o qualcun altro che mi aiuti, per esempio.

Quando capisco l’arcano, mi dirigo alla buchetta con spavalda sicumera, ma l’entusiasmo è un po’ scemato.

Orienteering-Lipica-Open-2015-Dutovlje-WB-2

Faccio le successive tre (apprezzate la carta ribaltata, nella “prospettiva da atleta“) senza infamia e senza lode, ma poiché per me l’infamia è la regola, provo un cauto ottimismo e confido di completare il percorso nel tempo strettamente necessario, vale a dire un tempo comunque molto alto, data la mia velocità di crociera, ma non ulteriormente allungato da escursioni non necessarie in aree prive di interesse agonistico.

Orienteering-Lipica-Open-2015-Dutovlje-WB-3

A parte l’inutile circumnavigazione della otto, che premedito per evitare il verdino, salvo poi rammaricarmi perché non era poi così impenetrabile, ho un piano infallibile per la tratta lunga.

Esso, come ogni piano infallibile, prevede di piombare sulla lanterna come un falco.
All’epoca dei fatti non avevo ancora capito che quando formulo un piano infallibile per piombare sulla lanterna come un falco, la cazzata è assicurata.

Faccio giusto in tempo a incontrare Zzi e a dirgli che è tutto sotto controllo, poi sono lost in the space. L’ultimo domicilio conosciuto è la radura gialla.

Perché sono andata lunga, talmente lunga che non mi sono più ritrovata e ci ho messo un quarto d’ora a vedere il campo arato con cui mi sono (malamente) ricollocata?
Perché ho pensato “miii, che tratta lunga, starò una vita a farla” e ho marciato gambe in spalla senza pormi il problema della linea d’arresto, finché non mi sono resa conto che l’ora di punzonare era passata da un pezzo.

Le mie velleità di finire il percorso senza perdite di tempo sono subito disilluse, ma ho ancora qualche speranza di sedermi a tavola entro l’ora di pranzo.

Orienteering-Lipica-Open-2015-Dutovlje-WB-4

Ci pensa la lanterna tredici a stroncare anche queste.

Come abbia fatto non so, poiché mi sembrava un punto facile: vicino c’è una dolina con baracca, abbeveratoio e torretta di caccia, basta puntare quella e poi andare alla depressione dopo. Insomma… più facile di così, ti mettono un’insegna al neon di dieci metri sulla lanterna!

Spavalda e fiduciosa nella carta come non mai, mi approssimo al punto, forte di un piano infallibile che mi consentirà… di “piombare sulla lanterna come un falco“, bravi!

Ricordo di avere visto spesso la dolina con baracca e abbeveratoio e di essermi più volte orientata con quella, ma evidentemente non devo averlo fatto molto bene. Sono stata in posti che non mai riconosciuto, tutt’ora non ho alcuna consapevolezza di buona parte degli spostamenti in quella zona e, non fosse per il GPS, il mistero continuerebbe ad aleggiare su tutti.

Orienteering-Lipica-Open-2015-Dutovlje-WB-5

Faccio ancora in tempo a sbagliare la quattordici, cioè: a farla giusta, convincermi di stare sbagliando un metro prima di vedere la lanterna, tornare indietro, attaccare da un altro punto e non rendermi neanche conto subito di essere sempre nello stesso posto.

Poi, per la cento, opto per la discesa sul lato più ripido dell’appezzamento, giusto per completare il quadretto.

Per fortuna la Slovenia è un paese meraviglioso, in cui qualsiasi gostilna ti serve un pasto completo a qualsiasi ora.

Vi ho mai parlato della karađorđeva?

 

 

 

 

 

Tagged with:
 

Dutovlje 11.03.2015 M35

On 26 marzo 2015, in Orienteering, by admin
Da Slovenia

Ultimo giorno della Lipica Open 2015.

Non riesco a seguire il percorso, dalla partenza vado alla 16, leggo punti invece
sono doline.

Non bene.

Tagged with: