Monte Beigua 23.10.2016 MB

On 20 novembre 2016, in Orienteering, by admin

 

 

Gara di orienteering sul Monte Beigua

Prima gara dopo cinque mesi.

Al solito nebbia e freddo, molto freddo. Talmente freddo che parto con la giacca.

Grande pascolata alla 6, per il resto gara bellina.

 

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Camogli 21.02.2016 MA

On 9 marzo 2016, in Orienteering, by admin
Da Liguria

Bella garetta, carta difficile per farci un bel percorso.
Ultima gara per la mia SICARD, troppi PM ultimamente.
Prossimo appuntamento Lipica Open.

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Orienteering-piani-praglia-2014-carta

All’indomani della Genova centro storico, l’appuntamento per l’orienteering nel bosco – quello vero, diranno subito i miei Piccoli Lettori – è ai Piani di Praglia.
Gli audiopost di entrambe le gare sono su Larrycette, in fondo a questo post,  per i soliti motivi tecnici.

I Piani di Praglia sono una località caratterizzata dalla presenza di prati non particolarmente scoscesi, che chiamare “piani” è comunque un eufemismo, nel comune di Ceranesi, al confine con il Piemonte, ben oltre San Martino di Paravanico (si legge Paravànico, non Paravanìco, Piccoli Lettori del Nord Est che non siete altro).
Significa che, se ci arrivi in macchina da Genova, hai vomitato la colazione prima del bivio per Campomorone, e non ti viene neanche voglia di fermarti da Scalvini a Pontedecimo.

Sull’avversità delle condizioni meteo non spendo una parola; in fondo, se siete qui, siete orientisti, e sapete meglio di me quanto il Creatore si accanisca su coloro che praticano questa disciplina. A tal proposito, io, al posto vostro, mi farei delle domande…

Orienteering-Piani-Praglia-2014-wak

In segreteria è appeso un cartello con su scritto che, per ovvie ragioni di precipitazioni, le buche e le canalette indicate in carta come asciutte, saranno in realtà “con acqua“, e si legge “no vegni a sussa o belin co e canalette co l’aegua e sens’aegua“. Il pragmatismo genovese mi mancava da morire.
Senza cercare scuse e senza entrare nei dettagli trash del mio apparato gastrointestinale, va riferito che non sono in condizioni fisiche ottimali.
Forse l’aver buttato una cena a base di fritti e focacce genovesi (consumata da Zena Zuena con la splendida compagnia di rem e Lucy) non è stata la più astuta delle mosse, ma voi rudi orientisti mi insegnate che, quando ci si fa male, ci si corre subito sopra, per temprare il fisico e stimolare la guarigione, così, per analogia, ho pensato che dare da macinare macigni alle mie budella indebolite fosse un buon modo per spronarle a reagire.
Prendere nota che i villi non funzionano come le tibie.

Nel pre-gara va in brevemente in scena l’atto unico “prendo la giacca/non prendo la giacca”, un testo su una donna in bilico fra la consapevolezza di non riuscire a correre e dover affidare, quindi, la sua termoregolazione agli indumenti, e il desiderio di terminare la gara entro il tempo massimo, compiendo, allo scopo, sovrumani sforzi che ne avrebbero alzato la temperatura corporea.
La pièce si conclude con la drammatica presa di coscienza della propria inadeguatezza e la scelta di portare la giacca.

Orienteering ai Piani di Praglia (GE), 23 marzo 2014, tracciato WAK

Orienteering ai Piani di Praglia (GE), 23 marzo 2014, tracciato WAK

La partenza è in salita (meno male), ma per raggiungerla bisogna scavalcare il canale di scolo della strada, che per me è il Mississippi.
L’inizio non è dei più brillanti, ma l’organizzazione si scompiscia e mi adora sempre più, di questo passo gli estorco un’inscrizione in regalo.

Parto spavalda dicendomi che, se ho trovato le lanterne a Vilenica, le troverò anche qua, ma subito mi è chiaro che non sarà così, perché non ho la minima idea di dove sono.
Meglio: sono a undici/dodici passi dal gazebo della partenza, lo so perché ho ancora gli occhi dei presenti attaccati alle braghe, ma non sono minimamente in grado di dire con precisione dove.

Non capisco quali sono le rocce rilevate e quali no.
Non capisco quali sono gli alberi isolati indicati.
Non capisco un belino, per farla breve, ma tutti si dirigono da una parte e io spero con tutto il cuore che la prima lanterna sia in comune, o almeno in prossimità. Non lo è, però la direzione è giusta e, prendendo le misure con la strada che c’è sopra, dai e dai, punzono.

Poi, l’asfalto sotto i piedi compie il miracolo. Passa l’angoscia, si fa strada un’ingiustificata sicurezza e corricchio pure. Stramazzo al momento di dover lasciare la strada, perché sono vestita come Amundsen, e da qua alla fine è tutta a piedi.

Dalla seconda lanterna in poi (quando accendo il GPS), le forme del terreno si fanno curiosamente evidenti, tanto che riesco perfino a correggere lo sbagliatissimo azimut per la sette; non fosse che ho cappellato clamorosamente con la bussola, potrei quasi dire di stare facendo orienteering.

Orienteering-Piani-Praglia-2014-wak-01

I casini, infatti, sorgono alla otto, quando vado tracotante a remenarmi intorno al rudere sbagliato, col presumino di quella che ha “capito le curve di livello finora, vuoi che non veda un rudere?”
Vedo prima la nove, ho un momento di lucidità, vado sulla otto, torno sulla nove, scendo alla dieci.

Col cazzo che scendo alla dieci.
Da qua non si scende.
Prendere nota: non ho capito le curve di livello, è stata un’illusione ottica.

Provo prendendola un po’ più larga e arrivando alla lanterna lungo la riva del fiume.
In qualche modo il posatore c’è arrivato, quindi il modo c’è, ma ho la sensazione che il posatore sia un trentenne sottopeso che corre intorno ai forti dieci volte al mese, mi sa che abbiamo capacità diverse.

Esco miracolosamente indenne anche dalla dieci, mi avvio alla undici lemme, tremolante, ma sollevata all’idea che il peggio sia passato.

C’è il guado.
Il tracciatore – che mi odia, a questo punto è chiaro che “è personale” – ha addirittura previsto un bel guado nel torrente gelido. E non c’è altra possibilità: a meno di non rifare la gara a ritroso, passare dalla partenza e dagli ultimi punti al contrario, l’unico modo che si ha per andare dalla dieci alla undici è entrare nell’Hudson ghiacciato.
Certo, se me lo avessero detto prima, avrei risparmiato molto del tempo buttato alla palude intorno alla lanterna numero sei, in mezzo alla quale ho stazionato un buon quarto d’ora, aspettando che si asciugasse…
Certo, se avessi letto la carta, lo avrei saputo…

Orienteering-Piani-Praglia-2014-wak-02

Raggiungere le lanterne successive con le scarpe che fanno le pernacchie è uno spasso che non sfugge neanche a chi mi incontra.
Finisco entro il tempo massimo (per un pelo, come al solito), ho tutti gli arti attaccati al corpo, i denti ancora in bocca: per quanto mi riguarda, ho vinto.

Orienteering-Piani-Praglia-2014-wak-03

Mi cambio e mi chiudo in macchina un attimo prima che la grandinata travolga Zzi e tutti quelli in giro.
Ma io sono atea, non sta a me suggerire di recepire dei messaggi da questi eventi.

Orienteering-Piani-Praglia-2014

Orienteering-Piani-di-Praglia-2014


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Larry a Genova, 22.03.2014, WA

On 2 luglio 2014, in Orienteering, by Larry

Ero indecisa se proseguire con ordine o ripartire dalle gare più recenti.

Poi mi son detta fosse meglio pubblicare come mi oriento: a casaccio.
Questo post fa il paio con quello di Zzi pubblicato qui

Ricomincio, allora, dalla mia splendida performance nei caruggi di Genova dello scorso marzo, anche perché il sito degli organizzatori è più o meno aggiornato allo stesso punto, e posso ancora provare l’ebbrezza di essere sul pezzo.
La manifestazione è stata caratterizzata dal clima mite e gradevole che sempre accompagna le gare di orienteering: pioggia, lovego, freddo becco, malcontento (mio).

Orienteering Genova 2014 WA web

La prima partenza era alle 15, siamo usciti di casa alle 14, giunti al ritrovo alle 14.15, entrati al bar alle 14.25 (era lontano).

Gli organizzatori si rallegrano dei benefici della punzonatura elettronica; lì per lì non capisco le ragioni di tanto entusiasmo, ma poco dopo benedirò la scelta del “punching start”, che mi risparmia due minuti di pioggia nei cancelli.

Nonostante sia l’ennesima volta che corro “la Genova” e nonostante il fatto che non sia la prima volta che si parte dai giardini Luzzati (forse una volta si è partiti da De Ferrari, ma quella volta non credo di avere corso), quando vedo la carta sarei pronta a giurare che si sono dimenticati di stampare il triangolo in carta, ma dopo un po’ mi appare (secondo me lo stampano con l’inchiostro simpatico e devi scaldare la carta fra le mani per qualche minuto prima che compaia) e posso procedere.

Procedere” – si badi – non “partire”.
Nel verbo “partire” è implicata un’idea di certezza e conoscenza della destinazione, o almeno di volontà o scopo. Si parte sempre per un luogo; si può partire senza meta, e in quel caso il fine è il viaggio stesso, che fa giungere a un luogo metafisico.
Non appena individuano sulla carta il triangolo e la prima lanterna, gli orientisti partono.
Io procedo; cioè, vado avanti con un coinvolgimento infinitamente inferiore di consapevolezza: mi muovo, ma non è detto che la direzione sia quella giusta.

L’ultima volta che avevo corso la Genova, avevo fatto, più o meno nella stessa zona, 13 minuti di errore alla uno, ostinandomi a cercare la lanterna in via Ravecca anziché in Campopisano (o giù di là). Di per sé è un errore grave, perché la carta e la città, in quel punto, non inducono a confondersi tanto facilmente; per giunta, è un errore infamante se si considera che per 25 anni ho abitato a 500 metri di distanza.

Orienteering Genova 2014 WA 01

Mi sono accostata a Sarzano e al caruggiame alto con l’ansioso rispetto di quello che va a dare un esame e – sì, via, dai – ha studiato, ma non così approfonditamente, e sa che ci sono certi argomenti sui quali può essere colto in fallo.
Tutto l’esame si gioca sulla prima domanda: se la sai, e rispondi bene, fai buona impressione alla commissione e acquisti sicurezza, rispondendo bene anche alle domande successive; se non la sai, pensano subito che hai cazzeggiato, sei andato là a fargli perder tempo, e tu vai nel panico e ti dimentichi anche come ti chiami.

La statistica dice che io agli esami ho culo.
Questa è una delle volte che concorrono a creare la statistica e, sebbene non brilli per sicurezza formale, la mia risposta è corretta. Trovo la lanterna, impressiono la commissione e mi ammanto di un’arroganza mai vista.

Un po’ di baldanza ci vuole, fa risparmiare il tempo perso in inutili titubanze, ma un po’ di attenzione non guasterebbe, e dopo un’infilata memorabile di botte di culo, che compensano una lettura di carta facilona e una scelta poco furba (la sei), mi incasino come non mai dalle parti di Santa Maria delle Vigne.
In certi caruggi non avevo mai messo piede e non credo che sarei in grado di tornarci.

Orienteering Genova 2014 WA 02

Siccome il tracciatore non è abelinato, nel punto più impestato del percorso ha messo una bella farfalla, così non posso neanche rallegrarmi di aver trovato la lanterna e fuggire via, poiché l’angoscia di doverci tornare mi attanaglia.
Confido che, attaccando la lanterna da un’altra parte, sia tutto più chiaro, ma in cuor mio so che me lo dico solo per tranquillizzarmi.
Non funziona tanto.
È come quando, nei film, dicono a un personaggio “andrà tutto bene“: minimo, muore.

Dalla otto in poi – che avrei trovato comunque, ma per la quale le indicazioni di un paio di bagasce sono state un’utile iniezione di fiducia – risento, come tutti a questo punto della giornata, della fine della pioggia e dell’apertura dei negozi, che hanno portato nei caruggi indigeni e turisti.

Forse per la reputazione non proprio cristallina della zona, chi gira nei caruggi di Genova è un po’ meno imbambolato di chi vaga fra le calli veneziane e, ad aver gambe e polmoni, una gara di centro storico qui si corre molto meglio che in laguna, perché chi sente sopraggiungere qualcuno correndo, si gira circospetto, e a quel punto, anche se si ritrova davanti un’innocua cicciona bussolata, si degna almeno di dar strada.

Orienteering Genova 2014 WA 03

Nonostante questo, qualche rincoglionito che non si leva d’in t’i pë si trova sempre. Io lo trovo andando alla sedici (è un’intera comitiva, con tanto di capogita col fiore di pelouche), e se non fosse per l’immigrato alla finestra che guarda passare gli atleti divertito e ci dà suggerimenti, io e il sopraggiunto Zzi saremmo ancora là, a cercare la lanterna sulla scala anziché sul cancello (e sì che la descrizione parlava chiaro).

Presa dall’alto, la farfalla fa meno paura, anche grazie al fatto che vedo arrivare Mrs Marshall dall’altro capo della via che sto scendendo, la vedo sparire dietro un angolo e poco dopo rispuntare nel mio caruggio leggendo la carta. Escludendo l’ipotesi di una pisciata pneumatica, dietro l’angolo c’è la lanterna.

A questo punto, per me, l’orienteering è finito.
Guardo la carta solo fino a piazza Soziglia, giusto per essere sicura di non perdermi di nuovo sotto casa, e da lì a piazza Matteotti arrivo a memoria.
Talmente a memoria che, a ripensarci ora, non sono certa sia stata la scelta più veloce, ma tanto oramai ero fatta di stanchezza, a tanto così dal chiedere un passaggio alla nettezza urbana.

Orienteering Genova 2014 WA 04

Come al mio solito, giunta all’arrivo non trovavo il finish (che non era affatto nascosto, né in un luogo molto diverso che in precedenza), offrendo all’organizzazione l’ormai consueta, divertente gag della culona paonazza che annaspa in mezzo ai giardinetti cercando il cavalletto ornato di prisma di stoffa colorato che ha sotto il naso.
L’anno prossimo li supplicherò di usare la lanterna magna.

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Piani di Praglia 23.03.2014 MAK

On 27 maggio 2014, in Orienteering, by admin
Da Liguria

Bella gita ai Piani di Praglia dove, post gara, prendiamo la prima nevicata della stagione.

Piccolo errore alla 4 e grosso errore alla 8.
Discreta grandinata fra la 12 e l’arrivo.

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