La prima gara di orienteering del 2015

On 22 gennaio 2015, in Orienteering, by Larry

Orienteering-Gropada-2015-CIOC

[Immagine di repertorio, scelta perché ero “magra”]

 

Un inizio strepitoso

Dal punto di vista dell’orienteering, il 2015 stava iniziando nel migliore dei modi.

Tradizione vuole che la nostra giovane, ma rispettabile, società organizzi la prima tappa del CIOC (ingannevole nome di una vera e propria disgrazia: il Circuito Invernale di Orienteering sul Carso) la prima domenica di gennaio.

Quest’anno, poiché la prima domenica cadeva ancora in mezzo alle feste, la gara si è tenuta l’11 gennaio, cioè la domenica del weekend in cui Zzi e io avevamo stabilito di andare a Genova.

Poiché all’orienteering non scampi, Zzi aveva individuato quella data perché coincideva con la prima tappa di SeaO ai parchi di Nervi.
Sebbene fosse pur sempre orienteering, la prospettiva non era delle peggiori: la carta è bella, l’ambiente è ameno e per nulla ostile, il clima è solitamente più mite sulla Riviera ligure che in Carso.
Avevamo fatto la stessa gara lo scorso anno, in febbraio, godendo di una giornata calda e soleggiata, mentre il resto della nostra giovane, ma rispettabile, società moriva di freddo alla mercè del maltempo a Basovizza.

Poi, il miracolo.
La gara di SeaO è rimandata.
Ormai il viaggio è già stabilito, non possiamo nuovamente sconvolgere i piani a mia madre.
“No, amore, abbi pazienza, mancano solo due settimane, la mia povera mamma ha una vita, si deve organizzare: non possiamo andare e venire da casa sua come fosse un albergo. Anch’io vorrei andare a Genova in concomitanza con qualche gara, ma purtroppo sarà per un’altra volta, ormai è tutto pronto per il nostro arrivo, non possiamo rimandare”.

Ricordo distintamente di avere avuto la faccia da culo da dire una cosa del genere a Zzi.

Approfitto per ringraziare pubblicamente gli amici dell’Arco di Carta che hanno rimandato la gara.

Loro sì che mi vogliono bene.

 

Un contrappasso micidiale

cioc-02

 

… ma, come dicevo, all’orienteering non scampi.

Sabato 17 gennaio, neanche una settimana dopo la massacrante prima tappa di CIOC, svoltasi nel tradizionale clima ostile con aggiunta di beffarda nebbia calata sul campo gara per aggiungere un po’ di difficoltà alla già abbastanza tecnica carta di Gropada, Zzi mi porta a provare il percorso.

Facciamo il lungo.

 

Orienteering-Gropada-CIOC-2015

 

Abbiamo posteggiato ai campi del Gaja a Padriciano e abbiamo fatto una corsetta di riscaldamento fino a Gropada, per prendere le carte dalle mani della Costruttiva Consorte, che giustamente ci guardava come si guardano due imbecilli destinati all’estinzione, essendo il tempo in rapido peggioramento.

Dal circolo Skala (partenza della gara), ho azionato il mio sofisticato GPS e abbiamo iniziato la simulazione di gara.

Io ho fatto le tratte dispari, Zzi ha fatto le tratte pari, passandoci la bussola fra una e l’altra perché anche lui l’aveva persa (salvo ritrovarla in giornata).

Dalla quarta lanterna in poi, non prendo più la bussola, e vado paurosamente meglio. Condividi il Tweet

Rifletteremo a lungo su questo.

A un certo punto mi incasino e faccio tutto io, perché non distinguo più i numeri pari da quelli dispari, poi per la 16 passerò di nuovo il timone a Zzi perché non vedo una fava.

Intanto, dalla tre in poi piove come solo alle vere gare di orienteering; più freddo di così l’ho preso solo a Barricata nel 2014 e a Campo Delta nel 2012.
Zzi maschera bene il panico quando mi lamento perché ho gli occhiali appannati, mentre sto portando le lenti a contatto.

Questa è la carta con il fantastico percorso del nostro Previdente Presidente e le nostre astutissime scelte, che – soprattutto grazie alla mia eccezionale forma fisica e indicibile agilità – ci hanno riportati alla macchina in sole due ore, trentatré minuti e sei secondi.

Gropada-Orienteering-2015-lungoGPS

E, se il buongiorno si vede dal mattino, credo sia opportuno che torni quanto prima a chiudermi nel cesso ancora per qualche lustro.

 

L’ultima gara di orienteering dell’anno

On 31 dicembre 2014, in Orienteering, by Larry

Larryetsitalia-orienteering-2015

Si diceva che la gara di Kukanje era stata l’ultima della più bella coppia dell’orienteering italiano, ma non era stata, per me, l’ultima gara dell’anno.

Un 2014 iniziato con più gare di Lipica Open di Zzi non poteva che finire andando da sola a una gara, tanto, ormai, ‘sta storia dell’orienteering mi è decisamente sfuggita di mano e mettermi a fare resistenza adesso sarebbe un po’ come chiudere la stalla dopo la fuga dei buoi.

La mattina del 14 dicembre, quindi, lascio Zzi ai suoi libri e mi dirigo a Padriciano approfittando del passaggio del Proficuo Professore, anch’egli pronto a prendere parte all’ultima gara dell’anno, la più importante.

Non conta, infatti, quanto prestigiose possano essere le altre gare, quanti partecipanti possano registrare, quanto rilevanti possano essere ai fini della lista base (un giorno, magari, mi informerò su cosa sia esattamente, dopo tanto averne sentito parlare) o del ranking mondiale:

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La coppa Gaja

 

La coppa Gaja è una gara che si svolge ogni anno e che – come dice il nome – è riservata agli atleti della nostra Giovane, ma rispettabile, società.

Si gareggia, quindi, davanti alla maggior parte dei propri ori-amici – ok, forse mancano i più stretti, poiché questi si tesserano pervicacemente nelle società sbagliate, ma comunque c’è una rilevante rappresentanza – e quest’anno, a peggiorare le cose, ci sono anche

gli orioli,

ossia gli ori-pulcini.

Orienteering-orioli-Gaja

[Questo è un esemplare di oriolo: da piccolo è un pulcino, ha un nome orientistico e ha i colori del Gaja; nome migliore per le nostre nuove leve non potevo trovare]

 

Dovete sapere, infatti, che mi sono distratta un attimo e mi sono ritrovata incastrata nella parte di Mrs. Potato con gli alieni del Pizza Planet: costantemente preoccupata per “i miei bambini”.

Quest’anno la nostra giovane ma rispettabile società ha costituito un gruppo di nanerottoli e nanerottole (tutte bionde, tutte belle; se continuano, voglio vedere Coso tra dieci anni) sugli otto anni e l’ha portato a giocare all’orienteering per alcuni sabati.
Per sfortuna dei partecipanti, io li ho accompagnati qualche volta; ero talmente concentrata nello sforzo di esprimermi senza volgarità, che mi sono dimenticata di non sapere un emerito nulla di orienteering e ho addirittura spiegato loro due robette (ma proprio due, tipo: tratteggio nero = sentiero; verde scuro = hic sunt leones).

 

Orienteering-Larry-coppa-Gaja

[Questa sono io che trasmetto agli orioli l’amore per la disciplina, dietro di me il Previdente Presidente cerca di dissuadermi dal costringerli a lasciare un videomessaggio ai genitori]

Le loro fresche e fantasiose menti hanno partorito la favola della signora grassa che sa fare orienteering e io non ho avuto il coraggio di deluderli fino all’ultimo, affrontando la coppa Gaja come se fosse la finale di coppa del mondo di calcio.

Poi, i fatti hanno parlato per me, ma io ho prontamente ingoiato il manoscritto con la classifica e ho sparso la voce di essermi piazzata abbastanza bene.

 

La gara

Il Previdente Presidente e il Grintoso Grafico preparano ogni anno un tracciato pieno di viz (triestino per witz) e traccobetti. Tanto per darvi un’idea: lo scorso anno c’era una tratta memory, dalla quale sono uscita a febbraio, e un punto in mezzo a un prato, descritto come “angolo edificio”, perché sul palo della lanterna era fissata una casetta per gli uccelli.

Quest’anno ci hanno proposto una gara a sequenza libera sulla carta 1:2000 di Stara Dolina, con partenza di massa e percorsi personalizzati in base alle rispettive capacità, vere o presunte.

Orienteering-Stara-Dolina

Start 

La partenza è controintuitiva, ovvero vince – o almeno, fa la sequenza più logica – chi sceglie la direzione che farebbe esclamare a un ipotetico genitore spettatore “Mio figlio è deficiente“.

Siamo tutti figli modello e andiamo a gregge su per la strada asfaltata.

Io sono più furba degli altri, così non perdo tempo intruppandomi in fila per punzonare le prime lanterne sul rettilineo, giacché ripasserò di lì al ritorno e le potrò punzonare rapidamente quando non ci sarà più nessuno.
Tenere presente per dopo.

 

Ingresso in carta

Giunta nel bosco, procedo metodica come un ingegnere. Mi divido il territorio in quadranti e li passo al pettine.

Orienteering-coppa-Gaja-2014

[Se non capite questa, è normale che non vi piaccia il mio blog]

Panico alla lanterna uno, il cui codice non corrisponde. Il paesaggio sì, sono indubbiamente dove penso di essere, ma il codice non batte.
Escludendo che il Previdente Presidente abbia cannato la descrizione punti (perdincibacco, siamo il Gaja, mica l’organizzazione del mondiale), mi remeno inebetita e disperata nel prato, finché non mi accorgo che non è la lanterna “uno” quella sulla quale sono, bensì la “quattordici”.

Riparto piena di fiducia, infatti poco dopo mi confondo, ma poi rastrello tutte le lanterne settore per settore, in senso antiorario.

Non sto infrangendo il muro del suono, ma non sto neanche facendo schifo come al solito.
Ovviamente è crisi nera sulle discese e per la dodici non mancano i consueti quattro passi delirio, ma è tutto sotto controllo, e ci metterei la firma a fare tutte le gare con questa disinvoltura.

A questo punto, ometterò di rivelare che questa carta – con questa scala – è quella su cui abbiamo portato gli orioli settimana dopo settimana, e che dovrei conoscerla meglio di casa mia.

 

Conclusione col botto

Orienteering-coppa-Gaja-2014

Giunta alla vera lanterna “uno”, ricontrollo dove sono le altre e noto che ho saltato la tre.
“Pazienza, è poco distante, non tutto è perduto”, mi dico tornando indietro per non demoralizzarmi e non negarmi l’entusiasmo per lo sprintone verso l’arrivo.

Sul sentiero che mi riporta verso l’asfalto, controllo il cartellino, che ormai dovrebbe essere pieno, eccezion fatta per le due lanterne sul rettilineo di asfalto.
Manca anche la sei.
Poffarbacco!
Dove caspiterina è la sei?
Ah, sarà anch’essa sul tratto di asfalto e la incontrerò tornando…
No.
Sarà qua intorno, nel primo quadrante…
No.
Allora sarà qui vicino, nell’ultima zona fatta, dalla quale mi sono allontanata troppo frettolosamente.
Nemmeno.
Dove accipicchiolina ha mess…?

Puttana porca Eva lurida zozza merda cazzo fanculo.

La sei è attaccata all’arrivo, nel punto più distante da dove sono adesso.
Significa che, se avessi perso qualche decimo di secondo all’inizio per punzonare le prime lanterne, ora potrei tornare indietro sul sentiero, fiondarmi attraverso il prato alla sei e finire la gara male, ma nei limiti della decenza.
Invece devo andare avanti, fare quelle strafottute lanterne lasciante indietro, passare all’arrivo travestita da cespuglio per evitare l’umiliazione di non aver ancora finito, calarmi nella merdosa dolina retrostante col solito passo dell’artificiere e dopo, finalmente, quando ormai tutti hanno finito anche il secondo giro di lasagne, timbrare quel cazzo di arrivo.

Nonostante la cattiva prestazione, come vedete, non ho perso il mio aplomb inglese.

Orienteering-coppa-Gaja-Stara-Dolina

[Io nel prato di Stara Dolina, al tavolino di arrivo della Coppa Gaja Orienteering 2014]

 

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Larry a Muggia

On 20 dicembre 2014, in Orienteering, by Larry

Orienteering nel centro storico di Muggia per me vuol dire una cosa sola:

pressione alle stelle.

Muggia è la mia gara.

Non è che abbia con Muggia chissà che rapporto speciale, ma è l’ultima gara che mi sia rimasta da quando mi hanno fottuto il MOVVenezia notturna è stupenda, sì, ma sono una miope, praticamente smetto di vedere dopo il tramonto, devo tenermi cara Muggia, perché una gara di orienteering in un altro centro storico incasinato-ma-non-troppo, in-salita-ma-non-troppo filante-ma-non-troppo – a meno che io non fondi Larrypoli e mi faccia i tracciati da sola – non la troverò tanto facilmente.

Quest’anno, però, il percorso era piuttosto breve, il che è uno svantaggio, perché, ora che mi scaldo un po’, la gara è finita e sono arrivati tutti prima di me.

Inoltre, mi gioco la preziosa targhetta dei punti della benzina.

 

Un ambito trofeo in palio

Come ho spiegato altrove, la targhetta dei punti della benzina è un ambito trofeo orientistico che viene dato a chi, nella regione Friuli-Venezia Giulia, fa più punti in una data categoria, WC inclusa.

Solo la Fantastica Farmacista, alla vigilia – pardon, nell’orienteering si chiama vigiglia, sono io che non sono pratica della terminologia specifica del socioletto –  della gara aveva una manciata di punti meno di me e mi avrebbe tranquillamente superata in classifica generale, se avesse vinto.

 

Un’avversaria temibilissima

Ella, infatti, mi dà merda tutte le volte che vuole.
Solitamente parte dieci minuti dopo di me e mi prende alla due, dopo di che aspetta un po’ per controllare che io non abbia bisogno di aiuto e se ne va lemme lemme per la sua strada, lasciando dietro di sé mollichine di pane per guidarmi, che io non sono in grado di seguire.
La mia bellissima compagna di società, per mia fortuna, fa un lavoro importante a causa del quale riesce a prendere parte solo a poche gare, che comunque le sono sufficienti per insidiare il mio ridicolo primato.

Se vince, mi soffia anche la targhetta dei punti della benzina.
L’orientista più affascinante del mondo non manca di rammentarmelo ad ogni piè sospinto.

 

 

Muggia centro storico, 1° novembre 2014

La gara

Le persone di fede, in questo periodo dell’anno, visitano i cimiteri.
Io faccio di tutto per finirci, perché sbaglio lo sbagliabile e sono in costante affanno per recuperare.
Gestisco tutta la gara à la Darietto, che – per carità! – è il mio eroe e guai a chi me lo tocca (dopo l’Idolo di Gropada in cima al mondo), ma, fra i motivi per prenderlo a modello, la conduzione delle gare di orienteering non è proprio in cima alla lista, senza contare il fatto che io ho molto più talento di lui in materia di complicazione delle cose semplici, mentre la mia capacità di recuperare è talmente imparagonabile che si misura su un’altra scala.

Del resto, è un centro storico, è il mio terreno, c’è un po’ di salita, è il mio tipo di conformazione urbana, è una sprint, c’è poco da ragionare… è perfino vicino a casa, il che significa non giungere sul posto con la faccia verdognola e una forte nostalgia del Plasil, insomma: è la gara più comoda che mi possa capitare di disputare, se non mi metto di buzzo buono per sputtanare tutto, qua rischio di far bella figura.

Il risultato sarà in linea con le aspettative.

In uscita dalla uno faccio subito un centottanta, di conseguenza vado alla due al massimo della mia velocità, arrivandoci in debito di ossigeno e pressoché incapace di leggere la carta (che non è un esempio di fruibilità, ammettiamolo); è una fortuna, perché rallentando infilo bene la strada per la tre, poi per la quattro scendo alla cazzomannaggia e saluto i polmoni a metà della viuzza.

 

 

Cambio carta.
Le deluge.

 

Per miracolo vedo che il muro più vicino alla lanterna cinque è invalicabile, così passo da dentro, ma mi scontro con un raduno di Inglesine sul gradino e metto in scena un remake della Corazzata Potëmkin che mi mangia svariati secondi.
Siccome sono già in ritardo, non ho tempo di respingere gli assalti dell’angoscia, che si impadronisce di me quando il codice della lanterna numero sei non corrisponde.

È perché sono alla nove e ho la carta sottosopra, ma ci metto tanto a capirlo – ma proprio tanto – e alla vera sei arrivo strozzata e incazzata come una biscia, perché non è possibile che a quarant’anni faccia ‘ste minchiate.
Alla sette mi giro e vedo la Fantastica Farmacista che sta arrivando a punzonare. Partiva due minuti prima di me. L’ho presa. Non si sa bene quando e come, ma l’ho presa.
Entusiasmo.

Per la otto si deve proseguire e scendere dalla piazzetta con l’aiuola a triangolo, infilandosi nelle scalette che conducono alla chiesa.
Preda di inconfessabile euforia, a me sembra che non si passi, così torno indietro e attraverso di nuovo quel dedalo di caruggetti che ogni anno mi fotte; nel mentre penso “Questo dedalo di caruggetti ogni anno mi fotte” – sono una seguace del pensiero positivo – e di conseguenza vado pianissimo per non sbagliare.

La fiducia nelle mie capacità è tale che ho paura a voltare l’angolo dietro al quale dovrebbe esserci la lanterna, tanto sono convinta di non poter aver fatto tutta la strada giusta e di non poter essere davvero sul punto, ma il punto c’è e punzono tutta contenta.

Vedo Zzi.
Penso: “Che figo, cazzo! Come avrò fatto a sposarlo? Bah, meglio così”.
Poi vedo che arriva dalla parte opposta.
Penso delle cose che non si possono riferire, perché capisco che ho sbagliato scelta, e precipito nuovamente nell’abisso.
La Fantastica Farmacista non arriva: significa che ha fatto la scelta giusta e mi è nuovamente davanti.
Non mi resta che correre.

La strategia per la nove è chiara ed efficace: si scende fino alla strada perpendicolare – che ormai conosco e riconosco bene – poi si va a sinistra a tutta birra e si tira su prima dei sottoporteghi.

Non so cosa vada storto nel piano, ma per fortuna il tavolino di un bar in piene ovaie mi ferma quando sono “solo” a un terzo della piazza principale e torno indietro, maledicendomi in tutte le lingue conosciute perché – cazzo! – io alla nove ero pure già stata per sbaglio, sapevo perfettamente dove fosse.

Riesco ancora a sbagliare la dieci (“La dieci? Come cazzo hai fatto a sbagliare la dieci?” – diranno subito, pieni di ragione, i miei piccoli lettori).
Si vede che sono magneticamente attratta dalla piazza di Muggia, sulla quale esco inutilmente di nuovo.
Avendolo subito – ma sempre troppo tardi – capito, mi dirigo ad est, non prima di essermi infilata per un momento nella stradina cieca. A mia discolpa, limitatamente a questo episodio, vorrei dire che pure io non vedevo molto, però la Fantastica Farmacista che si dirigeva inesorabile alle ultime lanterne l’ho vista eccome.

E quindi, secondo voi, avendo fatto l’ennesima cazzata, a questo punto cosa faccio?
Braaavi, tento il suicidio per collasso cardio-respiratorio in avvicinamento alla dieci, e arrivo sul finish in planata, come quelli veri, che poi si ammucchiano sulla stazione e tirano giù il cavalletto.

Chi fosse passato di lì e avesse visto solo il mio arrivo avrebbe pensato che io fossi l’atleta di una nazionale e mi stessi giocando la qualificazione alla coppa del mondo.

La Fantastica Farmacista è già lì, splendida e terribile come Galadriel, la regina degli elfi.
Mi chiede il tempo, ne dichiara uno impossibile, più alto.

 

Cos’è veramente accaduto

Alla fine, anche Madame K – che è completamente fuori allenamento, sì, ma no la xè mona – ci ha messo qualche secondo più di me, tutte abbiamo portato a casa una medaglietta e una cornicetta dell’Ikea, e io ho messo in saccoccia la targhetta dei punti della benzina.

Come è possibile tutto ciò?
Per motivarmi a partecipare alle gare e a fare tante gite e trasferte insieme, durante le quali, orienteering a parte, ci divertiamo sempre tanto, la Fantastica Farmacista ha deciso di farmi vincere gara e targhetta ed è andata per vetrine anziché per lanterne.
A un certo punto, deve avere incontrato Madame K, e insieme sono andate a farsi un spritzeto in piazza.
Quando mi hanno vista affannarmi verso l’arrivo, hanno pagato il conto, hanno finito il giro del percorso per non avere PM e hanno tagliato il traguardo, con un tempo complessivo superiore al mio di meno di due minuti.

Son soddisfazioni.

 

 

 

 

 

Muggia 01.11.2014 M35

On 18 dicembre 2014, in Orienteering, by admin
Da Friuli Venezia Giulia
Da Friuli Venezia Giulia

Ultima gara del Campionato di Società 2014.

Bel tempo, fa caldissimo per essere novembre.

Percorso abbastanza divertente anche se con diversi punti stupidi.


 

 


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Larry a Pradis, 14 settembre 2014, WC

On 27 novembre 2014, in Orienteering, by Larry

Pradis, la località dell’acqua e della grotta.
E infatti mi aspetto di fare orienteering in un bosco infido e fangoso, che mi darà un sacco di filo da torcere, come se non bastasse quello dato dalla cartina:Orienteering-Pradis-2014-WC

Come vedete, nella parte ovest della carta ci sono ampie aree gialle caratterizzate da pochi rilievi, e zone di bosco bianco su colline relativamente definite.

Il nostro tracciato si sviluppa interamente nella zona a nord-est, quella piena di curve di livello con qualche spruzzo di verdolino.

 

Lanterne 1-3: tutta agevolazione dissipata

La partenza – la strada per la quale avevo già sbagliato, non essendo neanche in grado di seguire due fettucce – è su un sentiero. È fangoso, ma almeno è in leggera salita, come sottolinea il Sommo per rincuorarmi, ma io lo fulmino col mio sguardo incendiario da “sono gelosa perché ti fai i selfie con Lalessiolaltro e non con me“, e poi lo osservo incredula con l’espressione da “perché non hai ancora preso fuoco?

Afferrata la cartina, rassicuro L’Idolo di Gropada che sia tutto sotto controllo, e lui sparisce, per ricomparire alle premiazioni.

La uno è banale, ma solo per me che arrivo con inusitata flemma dal sentiero e vedo ergersi le rocce al centro del cerchietto magenta evidenti come gli Argonath sulle sponde dell’Anduin, tant’è che faccio il secondo miglior tempo di tratta, dietro alla Fantastica Farmacista, che arriva dal mio stesso sentiero con la medesima flemma, ma passo meno malfermo.

Orienteering-Pradis-2014-lanterna-37

 

Butto nel cesso l’agevolazione della prima tratta uscendo a rovescio e dirigendomi per un po’ nella direzione sbagliata rispetto al secondo punto (precipitando subito sesta), e assicurandomi l’ultimo posto andando troppo lunga per la tre, cosa che ha implicato di tornare indietro in discesa, impiegandoci eoni, e stando una vita a venire giù dal punto, per tornare sul sentiero che conduceva alla quattro.

 

Orienteering-Pradis-2014-WC-01

 

Lanterne 4-6: mettere al sicuro il risultato

È chiaro che al centro del cerchio ci sia il ruderetto a nord del sentiero, ma io faccio un paio di giri della casetta a sud dello stesso prima di riuscire ad accettarlo; indugio qualche istante a dare indicazioni a un ragazzino (mi piace tanto quando mi chiedono aiuto in gara: posso far vedere che, anche se arrivo sempre ultima, un pochino di orienteering, in dieci anni, l’ho pur capito) e parto alla volta della cinque.

Nella mia testa è una partenza alla “verso l’infinito e oltre”.
In realtà siamo ben lontani anche da una prestazione in stile “fletto i muscoli e sono nel vuoto”.

Il sentiero è in discesa ed è pavimentato con schegge piatte e scivolose di saponite.
Faccio sì e no un passo al minuto, quando proprio o spirito agonistico si impossessa di me.
A un certo punto, per cavarmi di impaccio, esco dal sentiero: nel bosco si procede assai più spediti, finché la vegetazione non si fa più fitta.
Faccio dentro e fuori il sentiero mille volte, sto più tempo seduta sul ciglio della parete passando da un ambiente all’altro che in piedi in cammino verso la strada, ma per effetto della rotazione terrestre, finalmente anche la strada asfaltata arriva sotto ai miei piedi e, con essa, la quinta lanterna.

Sono in gara da quaranta minuti e ho fatto cinque lanterne, ma sprezzante del ridicolo mi butto sulla sei a tutta forza, infatti faccio di nuovo il secondo miglior tempo di tratta che, evidentemente, in questa gara di orienteering è foriero di tremende sventure, infatti, nonostante questo exploit, non recupererò più.

Orienteering-Pradis-2014-WC-02

 

Lanterne dalla 7 alla 9: one step up and two steps back

Compenso immediatamente la buona prestazione alla sesta lanterna con una cazzata madornale alla settima.

Più che una cazzata madornale, amo definirla“scelta spiazzante”, ideale se l’orienteering fosse uno sport a squadre in cui gli avversari si fronteggiano reagendo alle reciproche azioni.

Invece sono da sola, e l’unica che metto nei guai sono io stessa.
In pratica, non vedo il sentierino che agevolmente conduce alla sette e mi convinco si debba salire per il collinozzo, prendendolo dalla curva della strada.
La vegetazione mi ferma a pochi metri dalla lanterna, solo che non lo fa subito: prima mi fa avvicinare lentamente ma inesorabilmente, così io trascorro parecchi minuti ammantandomi di rovi, prima di capire che non c’è verso di passare, riguardare la carta, e tornare a fare il giro dal sentiero.

Orienteering-Pradis-2014-WC-03

 

Otto e nove le faccio belle di cattiveria, infilandomi anche nelle ortiche per risparmiare centimetri nell’andare dall’una all’altra.
Ok, no. È inutile che me la stratiri da orientista convinta. Non mi sono gettata nelle ortiche per fare presto, mi ci sono buttata perché sono una fighetta di città e non le riconosco mai, finché non mi va a fuoco il collo (perché – non servirà specificarlo – per fare una pendenza da scivolo dell’asilo-nido, mi son seduta, come al mio solito).

Lanterne 10-11: run, Forrest, run

Orienteering-Pradis-2014-WC-04

Nonostante le mie spiccate caratteristiche di orientista corrimona lenta, non ho brillato nelle ultime due tratte. Perché? Ma per la maledizione del secondo miglior tempo, ovviamente.

Sulla dieci, infatti, ho rischiato il collasso, ma sono stata nuovamente la seconda più veloce. Peccato che oramai avessi uno svantaggio tale che non lo avrei recuperato neanche col teletrasporto.
Come da copione, per la lanterna successiva mi faccio superare anche dalle lumache paralizzate; non si può sbagliare, ma il fondo è nuovamente scivoloso e in discesa, e io cammino cauta come se il sentiero fosse minato. Non credo di essermi giocata una posizione qua, credo di essermele giocate e perse tutte molto prima.

Ciò non mi impedisce di espormi al pubblico ludibrio tirando lo sprintone per il finish.
È il secondo miglior tempo sulla tratta, infatti al ristoro mi capita il biscotto vecchio.


 

Momento autocelebrativo

I miei secondi migliori tempi sono un risultato strepitoso, se si considera che nella categoria WC correva anche una ragazza che solitamente corre in WA, ma che siccome si è fatta male (o non stava bene, ora non ricordo) dopo che si era già iscritta, si è fatta spostare di categoria la mattina stessa della gara.

“Bella forza” – diranno subito i miei Piccoli Lettori – “confrontarsi con una indisposta”.
Non è meschino come sembra, perché la giovane ha onorato la gara, chiudendola in poco più di 35 minuti (2,2 km con 90 m di dislivello: 3,1 kmsf).
La sua media è inferiore ai 6 minuti al chilometro, il che vuol dire che – tolti i momenti in cui è presumibilmente andata più piano avvicinandosi alle lanterne – quando ha potuto, ha corso forte, nonostante l’indisposizione, e io mi sento molto figa per aver tenuto testa a una così tenace, anche se solo saltuariamente.

Lo dico soprattutto per potermi lagnare del fatto che questo straordinario stato di forma è già svanito.