Orienteering-Larrycette

Ce l’avevo quasi fatta.
Stavolta avevo creduto di farcela, invece sono – come al mio solito – fuori tempo massimo.

Stavo cercando di recuperare le pubblicazioni di carte e percorsi delle gare di orienteering svolte (male) tra la Lipica Open e i 3 days in Slovenia, per ritrovarmi di nuovo in pari con le gare estive, ma non ce l’ho fatta.

Domani, 19 luglio, si parte alla volta della Cerkno Cup,[Yeah! Grazie, amore, di questo bel weekend romantico: io, tu, una manica di smandrappati e le lumache e le farfalle in ogni dove. Grazie], e io non ho ancora fatto uscire niente sulla tre giorni delle trincee (ma farò presto: con 11 punti in due gare, non ci sarà gran che da dire), men che meno sul nuovo appuntamento lubianese.

Come se non bastasse, mi sono accorta che avevo saltato la promozionale di Trieste del 3 maggio: l’Oribavisela.

Trieste non è né Venezia né Genova (lapalissiano), ma il suo centro storico, oltretutto in larga parte pedonale, ha una struttura tale da permettere ugualmente di tracciare gare mai banali.

I duemilaottocentocinquantaquattro metri di dislivello che separano piazza Unità d’Italia dal colle di San Giusto, poi, rendono questa classica dell’orienteering regionale un appuntamento irrinunciabile per i patiti di carta e bussola. Per qualche oscuro motivo, io finisco sempre fra questi, anche se non lo sono.

Orienteering-Trieste-2014-Lungo

La gara è andata male come al solito, ma un po’ più male di quanto immaginassi.

Siccome da dopo che ho corso la maratona non sono più andata a correre (e questo vale tutt’ora, salvo qualche uscita “a impatto zero” per stare in compagnia), già alla gara di Trieste sono arrivata fuori forma e appesantita dai bagordi conseguenti all’impresa.

Risultato: debito di ossigeno alla seconda lanterna e casini su casini.
La tratta 2-3 inizia male, non vedendo il passaggio per il viottolo alla fine del giardinetto, e finisce di merda, con un su e giù demenziale a un centimetro dalla lanterna, senza distinguere la destra dalla sinistra (e sì che, da quando porto la fede nuziale, dovrebbe essere più facile).

Va sottolineato che sono perfettamente a conoscenza dell’esistenza del passaggio nei giardinetti (cerchietto arancione), e ogni volta che c’è la gara di orienteering in centro storico penso che me ne devo ricordare, anziché fare il giro del fullo dell’anno prima, salvo poi, al momento cruciale, rimuoverne l’esistenza dalla mia memoria e dalla mia vista e fare il consueto giro del cazzo fullo.

Ricordo a coloro che si fossero da poco messi in ascolto che io, a Trieste, ci abito, ho abitato poco fuori carta per due anni e per altri quattro ci ho lavorato. Conosco quella zona meglio di quella in cui abito: un applauso per la prestazione.

Orienteering-Trieste-2014-01

A questo punto, oltre che spompatissima, perché ho cercato di recuperare correndo il tempo perso allungando la strada – ma siccome io cammino a 10 e corro a 8, scendere appena appena sotto i 7 minuti al chilometro mi costa la vita – sono demoralizzata dalla mia conclamata imbecillità, e vado alla lanterna cinque lemme lemme e per la strada più evidente – anziché quella più breve – consapevole che ogni angolo da svoltare costituisce, per me, un compito troppo difficile.
Ho appoggiato male il tracciato del GPS, in realtà non ho fatto PM, e il percorso è quello marcato in arancione.

Orienteering-Trieste-2014-02

Poi vado direttamente dalla sei alla otto, me ne accorgo in tempo, ma non abbastanza in tempo da non andare a farmi un giro gratuito sotto i bastioni.
Trovo istantaneamente la 8, nonostante le auto posteggiate, perché davanti a me sta filando come un missile un ragazzo che mi hanno detto che è fortissimo, e lo seguo con una fiducia che ha del religioso.
Essendo egli veramente fortissimo, mi sparisce dalla vista come una stella cadente.

Orienteering-Trieste-2014-03

Formidabile casino anche alle 10, alla quale inizialmente passo davanti tirando dritta, ma il capolavoro di sbaglio è la 12 (la 11 sembra sporca, ma è di nuovo il GPS appoggiato male: la 11 è l’unica – tolte la 1 e la 100 – che ho fatto come si deve).

La dodicesima lanterna è sull’albero.
“Quale albero?” – diranno subito i miei Piccoli Lett-ori.
Ma come “quale albero”? Il solito albero della Trieste Centro Storico, l’unico e solo albero rilevante in questa gara di orienteering, protagonista di tutti i tracciati e tutte le edizioni.

In effetti, si presta molto.
È un albero isolato, e pertanto è di per sé un posto dove si va volentieri a mettere lanterne. Per giunta, si trova fra i caruggi sopra il Teatro Romano, una zona pedonale (altro punto a favore per un posto dove posare) bellissima, tipicamente ligure, simile all’abitato di Camogli o di Boccadasse, fatta di viottoli e scalette che collegano strade e case su diversi livelli.
Non tutte le strade sono collegate con le altre, però, e il nostro amico albero è in un culo di sacco che termina con una ringhiera, che dà su una scala qualche metro più sotto.

La ringhiera non è valicabile (anche se negli anni precedenti ho visto alcuni che la saltavano per scendere), ma soprattutto, l’albero non è minimamente attaccabile dalla scala sottostante, a meno che tu non sia Batman.
Per andare a punzonare la solita lanterna, sul solito fottutissimo albero, bisogna fare il solito giro dalla piazzetta, infilarsi nel solito sottoportico con le scalette davantie girare a destra.
Non c’è altra via. Il tracciatore lo sa, per questo mette una lanterna lì.
Tutti lo sanno, perché leggono bene la carta o perché restano fregati una prima volta, e poi mai più.
Io ci casco tutti gli anni.

Nota di colore: la nostra maestra di sloveno abita proprio lì accanto e a pochi metri c’è  la redazione, non è esattamente un posto nel quale non sia mai passata.

Orienteering-Trieste-2014-04

Il GPS non lo mostra, ma anche alla lanterna tredici sono passata davanti senza vederla inizialmente, e ho indugiato lì davanti a cercarla col naso per aria… perché ovviamente le lanterne stanno a tre metri da terra, dove, se no?

Una gran gara, insomma, sempre in linea con le aspettative, che mi riempie di fiducia ed entusiasmo per l’appuntamento di domani.

 

 

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