Sprezzante del ridicolo, proseguo così la mia gara

Lanterna 4

Ci si arriva per sentieri, ma tra il sentiero e il punto c’è un simpatico accatastamento di rovi alti come Zzi, che è venuto là con me.
Oddio, non è che sia proprio venuto là con me. L’ho trovato alla lanterna tre, mi ricordavo la successione dei suoi codici e sapevo che stavamo andando allo stesso punto. Con la scusa che lo seguirei in capo al mondo, mi sono fatta portare in zona punto. Poi il punto lo trovo io, perché ho recentemente sviluppato la perniciosa tendenza a infilarmi nei verdi-3, e ci arrivo per la strada più corta, disboscando una mezza dozzina di ettari al mio passaggio. Da lì, ognuno per la sua strada.
Una mezza idea di seguire l’Imperatore delle Centraline fino all’uscita dal fitto confesso che ce l’ho, ma prima che riesca a mettere a tacere la mia coscienza, lui è sparito all’orizzonte.
Tenere presente che per barare a questo gioco bisogna essere veloci come lepri.

 

Lanterna 5

Siccome io sono  disorientata costantemente, non patisco neanche un po’ i cambi di direzione sul tracciato. Inoltre, siccome quando arrivo su un punto non ho la minima idea di dove devo andare dopo, non c’è pericolo che mi confonda in uscita. O, meglio, il pericolo c’è, anzi, mi accade sovente, ma non dipende dal cambio di direzione.
Questo è il mio momento orifiga: vedo un sacco di gente che va da altre parti, ma io sono convinta che sia dove sono io, infatti, dopo un po’ la trovo.
Ci vuole un’arroganza disumana, per fare questo sport.

 

Lanterna 6

È probabilmente l’unico punto che ho “capito”: si attraversa il sentiero, si prende quello piccolino e si va su a destra sul fianco della collinetta, passando in mezzo ai montarozzi. Da lì, la si vede.
Col cazzo.
Bene la prima parte, fino ai montarozzi, oltrepassati i quali non si vede una bella sega (in quel momento i miei pensieri hanno questi toni). Arriva un Serpeverde, con il quale improvviso un saggio di mobile-o. Mi chiede se stia cercando quella lanterna, e io – che in gara, tra la natura ostile, provo un bisogno di socializzare mai sentito – in tutta risposta gli descrivo dove dovrebbe trovarsi e come raggiungerla. Sono molto compiaciuta delle mie spiegazioni, perché mentre io vago col naso per aria, forse pensando che mi piova la lanterna dal cielo, lui la trova. Probabilmente sapeva già da solo dove andare, ma è così carino da chiamarmi e confermare che è proprio dove io penso che sia (solo che me ne sto altrove).

 

Lanterna 7

La carta dice che un po’ più su c’è un sentiero.
A questo punto della gara ho fede cieca nella carta. Se la carta mi dice che c’è un igloo in mezzo al prato assolato, io le credo. In fondo, è l’unico mezzo che ho di  tornare da Zzi, o le credo o la faccio finita subito.
Comunque il sentiero c’è, prendo quello che fa il giro del recinto; mi pare di fare un sacco di strada a vuoto allontanandomi, ma resisto all’insana attrattiva del fuori-sentiero; vado all’incrocio e punto a seguire la curva di livello fino alla X. Non so a voi, ma a me le cose segnate in carta con una X piacciono un sacco, mi sembra sempre la mappa del tesoro.
Di seguire la curva non se ne parla neanche, ma anche qui converge tanta di quella gente che bisogna essere scemi – o aver la sfiga di arrivarci da soli – a non trovare la lanterna.

 

Lanterna 8


Si va a bussola, ma io vado per sentiero, convinta che mi ci sarei agevolmente imbattuta. Non è così, ma la trovo ugualmente prendendo come riferimento le rocce, a riprova del fatto che bisognava andare a bussola.

 

Lanterna 9


“Fantastico!” – Penso tra me – “Una blanda discesa e una lunga salita, proprio la tratta che fa per me. Magari tutte fossero così”.
Dovrei, però, tenere a mente le parole del Vate: fate attenzione a quello che desiderate, perché capace che poi, magari, si avvera.
L’entusiasmo per la struttura della tratta non mi fa vedere che c’era un modo assai più facile, veloce e sicuro di raggiungere il punto, indicato in carta con un chiaro e visibile tratteggio nero, che nella testa di un orientista vuol dire “sentiero”, e nella mia, di solito, fa la differenza tra la vita e la morte.
Poiché ho da poco visto come si fa ad usare bussola (cioè: non è che ho imparato a usarla, ma ho visto come si fa), il sentiero non lo vedo neanche, ma sono bravissima a stare sulla riga rossa. Riga che mi porta, dapprima, dritta sparata in una paludina disgustosa, dove mi impantano fino agli stinchi ed è un miracolo se non perdo le scarpe, e, poco dopo, su per un fianco del monte che per le mie capacità atletiche è una falesia.
Ora so qual è il limite di ripidità che posso affrontare in salita, ma sarei stata bene anche senza scoprirlo.
Ho un vuoto mnemonico sulla zona punto, ma allo scarico risultava punzonata, quindi ne deduciamo che in qualche modo l’ho trovata.

 

Lanterna 10


Non mi frega più: meglio operare scelte conservative e procedere per il sentiero. Trovo facilmente il gruppo di massi, ma non so bene a quale punto del gruppo sono, così sto un po’ lì a vedere se si riesce a scendere per fare il giro. Ovviamente sono capitata sul punto più erto; di dare un’occhiata alla carta per vedere se c’è un passaggio più semplice, non mi passa neanche per l’anticamera del cervello. Passeggio sull’orlo del precipizio osservando le installazioni della natura come un poeta romantico inglese. Cercando di non farne la tipica fine, giungo all’estremo opposto, dove una traccia si infila tra le rocce e da dove viene su il Serpeverde che già mi rivelò la presenza della sesta lanterna, e che mi invita, con gesto galante, ad andare a punzonare.

 

Lanterna 11

C’è il sentiero e lo seguo. A tratti è largo come una sola delle mie scarpe e accidentato come la distribuzione dei miei molari, più volte vengo aggredita da oggetti volanti che preferisco non identificare, eppure lo seguo con convinzione, infatti mi porta ad affacciarmi sulla roccia isolata, dietro la quale – da qui non si vede – sicuramente c’è la lanterna.
Sono talmente sicura che ci sia, che quasi quasi non ci vado. La discesa è troppo ripida per me, è evidente che il punto l’ho trovato,  non vedo il bisogno di infilarci il pirulo a tutti i costi.
Non essendo particolarmente certa del fatto che allo scarico converranno con me che non era necessario punzonare, vado incontro all’organizzazione e metto anche questa lanterna nella mia fulminea Si-card. Quando mi rialzo (perché ci sono andata seduta), il Neofita è lì che mi tende cavallerescamente la mano. Io lo guardo, lo misuro e lo soppeso. Apprezzo il sacrificio e gli salvo la vita venendomene su da me, altrimenti saremmo entrambi rovinati a valle.

 

Tagged with:
 

2 Responses to “Larry al Kumitzberg (Villach/Villaco/Beljak), 1° maggio 2013 – Campionato regionale FVG [2]”

  1. […] E così, un colpo al cerchio e uno alla botte, andiamo avanti parlando di cibo, ché, come dice il proverbio “per pagare e fare orienteering c’è sempre tempo” [la menata lanterna per lanterna a Villach continua]. […]

  2. […] Dalla lanterna 4 alla lanterna 11 […]

Leave a Reply